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I PAPPATACI

NOTIZIE PIU' ATTENDIBILI SUL FLAGELLO DEI CANI.

Quando diciassette anni fa cominciammo a riscontrare nel Ponente ligure un massiccio aumento di certi minuscoli insetti, sapevamo con certezza che ben pochi avrebbero dato importanza alle nostre preoccupazioni. Eravamo a conoscenza che nel mondo erano già stati denunciati più di 4OO.OOO casi di Leishmaniosi e che in Italia, dal 197O al 1972, c'erano stati 11 casi mortali; in più avevamo notizia di un focolaio della malattia nella Francia Meridionale. Nonostante gli allarmanti presupposti, nessuno avrebbe accettato la realtà della Leishmaniosi in Liguria. Un certo interesse è sorto solo a seguito di una consistente moria di cani. I giornali hanno anche parlato di giovani affetti da un'insolita patologia, con informazioni non sempre esatte. Ci sembrava quindi utile tracciare uno schema il più semplice e chiaro possibile. Nel mondo esistono diverse forme della malattia, che qui non possiamo trattare. Delle due forme mediterranee, nella nostra zona si conosce soprattutto la forma cosiddetta viscerale, o Kala-azar, di cui il cane è il contenitore naturale. Affinché non si faccia confusione diremo subito che i cani o i bambini fino a cinque anni sono le vittime usuali, ma non ci si ammala assolutamente toccandoli. La causa della Leishmaniosi è un insetto che, pungendo soggetti già infetti, la trasmette a soggetti sani. Tale insetto non è precisamente una zanzara, bensì un pappatacio, il Phlebotomus perniciosus, cioè una creatura molto più piccola e dai cicli vitali molto diversi. Le sue larve, a differenza di quelle di zanzara, non nascono nell'acqua, bensì nelle fessure del terreno (specialmente negli sbancamenti ad una ventina di cm. di profondità), tra gli sterpi misti a terra, nelle fascine, tra la spazzatura, il pietrame, ma anche in cantine sporche e fogne in disuso. Le condizioni ottimali sono: temperatura tiepida e molta umidità. Il loro cibo è quello di quei luoghi: residui organici, feci di topo e di rettile, pelli varie. A questo punto però, attenzione: chi trasmette la malattia non sono le larve, ma la femmina dell'insetto adulto. Essa trasporta nell'intestino un microbo, un protozoo flagellato (Leishmania donovani infantum). Prima di depositare le uova, come accade alla zanzara, deve fare un pasto completo di sangue. Quando punge un cane (sul naso o sulle labbra) o anche un essere umano (specialmente sulle dita), il protozoo, ormai risalito attraverso l'apparato succhiante, passa nel sangue della vittima, quindi nel midollo osseo, nel fegato o nella milza. Poiché il canale succhiante è spesso occluso dai parassiti, per raggiungere la quantità di sangue necessaria, il pappatacio è costretto a pungere più volte. Il numero dei soggetti colpiti è di conseguenza maggiore, con l'aggravamento dell'epidemia. L'incubazione della malattia avviene generalmente in dieci giorni, ma ci sono casi in cui può mantenersi latente per alcuni mesi e poi manifestarsi d'improvviso. Può dare segni di sé con una semplice febbriciattola con stanchezza e disturbi digestivi, oppure con sintomi netti: febbre costante, irregolare, che non si riesce a smorzare con nessun metodo, pallore cadaverico, gonfiore della milza, diarrea e mancanza d'appetito. Si ricorda che, in caso di sospetta infezione, la legge obbliga la denuncia. Nei cani i sintomi più esteriori sono la perdita di appetito, con presenza d'una sorta di forfora, caduta di peli, e atteggiamento malinconico (con caratteristica posizione del muso schiacciato a terra). L'insetto in questione è molto piccolo (4 mm. al massimo), molto peloso, dal colore giallastro o anche grigio e le zampe lunghe. Se si possiede una lente è facile distinguerlo dagli altri insetti: superata la testa, il minuscolo corpo piega nettamente ad angolo retto, facendogli assumere un aspetto gibboso. Si tenga presente che di giorno i pappataci dormono, nascosti nelle fessure umide, nelle stalle e nelle abitazioni che offrano adeguate caratteristiche. L'attività dei pappataci si svolge quasi esclusivamente da giugno a settembre, periodo nel quale possono avvicendarsi due generazioni. Fortunatamente sono esseri molto delicati, la pioggia e il vento li disturbano, costringendoli a nascondersi, inoltre la luce diretta del sole li uccide in pochi istanti. La loro puntura, pressoché indolore, può essere quindi inferta soltanto di notte. Dopo un certo tempo si formerà una papula rosea che potrà prudere e durare alcune settimane. Ci si può difendere con speciali apparecchiature elettroluminose, zanzariere alle finestre e sostanze repellenti, ma soprattutto aiutando il meno possibile l'insetto a sopravvivere. È molto nefasto, in certi casi, ignorare i problemi finché non ci riguardano direttamente e considerare inutile l'approfondimento dell'ambiente, anche se non ci sembra remunerativo. Per i soggetti particolarmente sensibili alle punture di insetto, segnaliamo l'uso di un paio di sostanze repellenti molto valide: il Clorodietilbenzamide al 5%, efficace per cinque ore e il Dietiltuolamide che, usato puro, allontanerà gli insetti per ben otto ore. Per i cani esistono gli appositi collari che, comunque, non sono sempre efficaci. L'indice di mortalità si aggira sul 50% ed è comunque legato alla tempestività della diagnosi.

Giancarlo Castello - Gruppo Studio e Ricerca "Uomo in Erba"