H O M E
ATTIVITA'
SERVIZI
POSTA

 

PROCESSIONARIA: SE LA CONOSCI LA EVITI.

Ciò che ronza intorno al nostro viso desta sempre preoccupazione, però non è detto che il vero pericolo venga dall'alto. A parte vespe, api e simili, sono pochissime le specie volanti che possono procurare danni seri. Generalmente si crede che le conseguenze derivino solo da punture o morsicature, ma gli insetti hanno ben altre armi!
Emblematico è il caso della processionaria, nefasta presenza delle nostre pinete, molto pericolosa per l'uomo. Per approfondire a sufficienza l'argomento è necessario chiarire alcuni punti. Inizieremo col dire che, oltre al parassita del pino, esiste anche una processionaria della quercia (Thaumetopoea processionaea), e di entrambe conosciamo abitualmente la larva. Gli adulti della processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa), assolutamente innocui, sono farfalle notturne la cui apertura alare va da 30 a 40 millimetri. Grigie, con tre fascette sinuose sulle ali anteriori e l'addome peloso, gialliccio scuro, sono ben difficilmente riconoscibili tra le numerose falene dai colori smorti.
Il loro ciclo biologico inizia in luglio-agosto, quando le farfalle, che non si nutrono neppure e vivono solo due giorni, dopo essersi accoppiate generano da 150 a 200 uova, avvolgenti a spirale due aghi di pino. Verso la fine d'agosto fuoriescono in gruppo le piccole larve, che cominciano a rodere gli aghi più teneri.
Ciascuna colonia impara presto ad abbozzare una ragnatela di fili sericei, all'interno della quale depositare i propri escrementi. Nella fase successiva anche gli aghi più duri vengono in parte aggrediti e la ragnatela diventa quasi un sacchetto pieno di palline verdi e nere.
In ogni caso il nido è completato soltanto alla fine di settembre. A forma di grossa pera rovesciata, compatto e resistente, idrorepellente e isolante termoacustico, non può essere praticamente distrutto da nessun animale. E' anche dotato di tramezzi con camere intercomunicanti di vario tipo, disposte a raggiera, e collegate all'apertura centrale situata in alto.
Al sopraggiungere dei mesi freddi le larve, a riposo, formano un unico groviglio compatto. Poi, a primavera, quando all'esterno la temperatura tende a stabilizzarsi sui 6-7 gradi, più o meno verso la metà di marzo, esse ricominciano a nutrirsi abbandonando il proprio pino. Agganciate una all'altra, in processione, si arrampicano sugli alberi vicini, per poi tornare al nido seguendo un filo di seta lasciato precedentemente.
E' curioso ricordare che l'individuo di testa è comunemente di sesso femminile. A fine aprile, inizio di maggio, le larve sono mature; abbandonato il nido si dirigono al suolo e s'interrano. Come molti bruchi di farfalla cominciano a tessere un bozzolo intorno a sé, fino a trasformarsi in crisalidi verso i primi di giugno. Le crisalidi, di colore bruno rossiccio, sono riconoscibili dalla presenza di due uncini sul guscio. La sarabanda ricomincia in luglio quando, quasi simultaneamente, dalla terra sbucano le farfalle pronte all'accoppiamento. Durante il giorno stanno in alto, nascoste sui tronchi, e volano con la luna ai margini dei boschi. Ovviamente, da ciascuna femmina, nascerà una nuova colonia. Ci sono annate in cui intere pinete vengono distrutte. Possono allora essere aggrediti anche i larici o i cedri dei parchi. Un perfetto meccanismo di sopravvivenza fa sì che una parte delle crisalidi rimanga inerte sottoterra, per poi attivarsi nel luglio successivo, oppure in caso di condizioni avverse, fino a quattro anni dopo! Nelle zone ove la temperatura salga oltre i trenta gradi o si abbassi fino a quattro gradi sotto zero, le uova non sopravvivono. Ciò deve avvenire con una certa frequenza, per superare le difese dell'insetto.
Se fino ad ora potete aver provato persino un po' di ammirazione nei confronti di questo essere, così tenacemente attaccato alla vita, continuate a leggere e probabilmente cambierete idea…

PROCESSIONARIA: TUTTI I PARTICOLARI DI CRONACA.

Sebbene la gente non sia al corrente di taluni aspetti riguardanti la biologia della processionaria, abitualmente riconosce quelle caratteristiche matasse che infestano i pini. Ma la loro pericolosità impone alcuni chiarimenti. Le larve attraversano cinque fasi di crescita, delle quali dobbiamo temere specialmente le ultime tre. In quel periodo nel mezzo di ciascun segmento addominale è presente una fossetta detta "specchio" con moltissimi (più di centomila!) peli corti e rossicci, fortemente urticanti. Questi particolari peli contengono una tossina capace di allontanare qualunque animale, uccelli compresi; a causa della loro struttura, che al microscopio appare uncinata e affilata, le irritazioni alla pelle, agli occhi alla bocca o ai polmoni di chi accidentalmente ne venga a contatto peggiorano brutalmente. Si conoscono casi gravi di dermatite e di congiuntivite, con gonfiore agli occhi e pericolose lesioni polmonari. E' davvero sconsigliabile manipolare un nido o i bruchi in esso contenuti, anche se il loro aspetto può non destare preoccupazione. Specialmente i bambini, attratti da quei piccoli "peluche" dalla testa nera e la peluria giallo-arancio, non dovrebbero neppure avvicinarsi ad essi. Nonostante l'indifferenza e l'incuria al riguardo, esistono ben due decreti ministeriali (20.5.26 e 12.2.38) che obbligherebbero la popolazione a segnalare e a combattere la processionaria. Qualcuno, senza neppure saperlo e seguendo un'imprudente abitudine, spesso decide per proprio conto di tagliare i rami e bruciare i nidi. In questi ultimi anni si usa anche sparare con cartucce a pallini contro le matasse di seta per ucciderne i bruchi all'interno… A parte la parziale efficacia di quest'ultimo rimedio, è opportuno non dimenticare la pericolosità dei peli che, in presenza di vento, si spargono ovunque. Bisogna anche considerare che, secondo gli ultimi dettami, bruciare i nidi non è del tutto corretto: il fuoco non risparmia alcuni importanti nemici naturali della processionaria.
L'intervento degli organi preposti alla disinfestazione, addestrati al compito, dovrebbe essere la naturale soluzione. Purtroppo, nel degrado generale, in un mare di problemi, o forse di egoismi, la cura si fa sempre più difficile e costosa. Esistono metodi di lotta abbastanza complessi, certamente più efficaci se usati correttamente, come l'uso del Bacillus thuringiensis, un batterio scoperto in Giappone sul baco da seta. Esso produce un cristallo velenosissimo per le larve di prima età, innocuo per l'uomo. Non tollerando i raggi solari, andrebbe distribuito al tramonto da un elicottero, preferibilmente in settembre. Se non fosse così scarsa, ottima sarebbe la presenza nell'estremo Ponente ligure della Formica rufa, una vera e propria macchina da guerra contro il parassita del pino. E pensare che, per motivi sconosciuti, non riesce a sopravvivere in quasi nessun'altra parte d'Italia. Seguendo metodi largamente sperimentati, sarebbe auspicabile un rinfoltimento massiccio della specie, attingendo dal nord Europa, dove la rufa abbonda.
Un ultimo consiglio: chi volesse intervenire con metodi più comuni sia prudentissimo. E' opportuno adoperare sempre occhiali chiusi e applicare alla bocca una mascherina o un fazzoletto umido. Piuttosto che bruciarli (o avvelenarli con insetticidi), i nidi andrebbero imprigionati in gabbiette a maglia fina, da cui i loro antagonisti naturali potrebbero fuggire. Tra essi, molto efficienti ma poco numerosi, sono ad esempio l'Ooencyrtus pipyocampae e la Villa brunnea, specie particolari d'Imenotteri Calcidoidei e mosche predatrici. La salvaguardia di questi insetti non può che migliorare la situazione! Proviamo, poco per volta, a ragionare in quel modo meno immediato, meno drastico, che nel tempo si rivela sempre più efficace e duraturo.


Giancarlo Castello Gruppo Studio e Ricerca "Uomo in erba"