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I RAGNI SONO PERICOLOSI?    


                    Latrodectus tredecimguttatus (femmina)


Molte volte ci capita di udire persone mature e di un certo livello culturale, emettere gridolini di disgusto, moti spontanei il cui movente è la sola vista di un piccolo ragno. Spiegarne la causa inconscia non è certo facile e non rientra nei nostri piani, però è certo che si tratta di riflessi istintivi derivati da scarse conoscenze in materia o da leggende di ogni genere udite fin dalla più tenera età e mai sfatate.
I ragni, salvo rare eccezioni, sono pressoché innocui. Naturalmente il discorso può essere molto diverso ad altre latitudini, dove esistono rare creature veramente micidiali, ed è sempre valida la prudenza quando al riguardo le nostre conoscenze non sono molto solide.
I Ragni o Araneidi sono solo un Ordine di animali di una Classe ben più vasta, gli Aracnidi, e sono spesso ascritti agli Insetti, dai quali si differenziano nettamente. Mentre i primi possiedono otto zampe e si chiamano perciò Octopodi, gli Insetti ne hanno tre paia, e sono detti anche Esapodi.
Qualche volta anche in casa capita di imbatterci in esseri fragili, dalle zampe lunghissime, solitamente marroncini. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, neppure in questo caso si tratta di Araneidi, ma di Opilionidi. I Ragni hanno zampe molto più corte e, com'è noto, sono tutti carnivori, ovvero cacciatori: essi soltanto possiedono speciali filiere addominali, con le quali costruire infallibili tele adesive.
Le Specie conosciute del mondo sono circa 35.OOO, moltissime delle quali non ancora del tutto studiate e confuse una con l'altra. Nella nostra zona almeno i tre quarti delle mille Specie reperibili si distinguono facilmente dal loro aspetto esteriore e non sono per niente pericolose.
Ci sembra indispensabile, a questo punto, puntualizzarlo con chiarezza. Certe stupide paure che oggi fanno sorridere, in altri tempi hanno condizionato intere popolazioni. È il caso di un grosso ragno chiamato TARANTOLA (Lycosa tarentula) il cui morso pressoché innocuo ha scatenato vere e proprie suggestioni di massa. Fino al Secolo scorso per guarire i "tarantolati" si organizzava una frenetica danza collettiva, con svenimenti ed estasi isteriche molto più che nei moderni concerti Rock. La danza magica e misteriosa di quel recente passato ha un nome conosciuto: "tarantella". È ormai dimostrato che il veleno è semplicemente il mezzo con cui i ragni paralizzano le loro vittime. Dalle Specie Europee non abbiamo quindi nulla da temere. L'eccezione è costituita dalla specie
Latrodectus tredecimguttatus , meglio conosciuto sotto il nome di "malmignatta", o ragno volterrano, assurto agli onori della cronaca nell'estate del 1987, quando a Genova si verificarono due casi di morte accidentale. Non volendo contestare diagnosi più che accreditate, ci limiteremo a dire che quel ragno vive da sempre in Italia e che di morsicature ne avrà date a dir poco centinaia, procurando quasi sempre solo gonfiore e un po’ di febbre. In tutti i casi, se avete sulla pelle una macchia rossa e livida che comincia a dolere dopo una mezz'ora, è ragionevole pensare che siate stati morsicati. Si consiglia di spremere bene la parte per la fuoruscita del veleno e di recarsi al pronto soccorso. Potrebbero insorgere dolori addominali, rigidità degli arti, sudori freddi, nausea e angoscia che perdurano due o tre giorni senza altre complicanze.
I casi letali sono rarissimi, tutto dipende dallo stato di salute della vittima e dalle sue incompatibilità. Si tratterebbe allora di sfavorevole casualità. Del resto ogni anno muoiono decine di persone, a seguito di punture di vespe, punture che di per sé non sono pericolose. La malmignatta, imparentata con la famigerata "vedova nera", possiede un veleno molto più potente del serpente a sonagli, ma le quantità che ci può inoculare sono irrilevanti. Inoltre è abbastanza facile distinguerla ed evitando di toccarla non si corre il minimo rischio.
Essa appartiene infatti alla Famiglia dei Terididi, ragni molto sedentari, poco mobili, che vivono normalmente sotto le pietre, entro incavi rocciosi oppure alla base di vecchi tronchi. Tutto questo discorso si riferisce comunque alla sola femmina della specie, dato che il maschio è privo di un apparato mandibolare sufficientemente robusto. Le sue dimensioni vanno dai 4 ai 15 mm., l'addome è sferico di un nero lucido e intenso, ornato da diverse tacche bianche o rosse, bordate di bianco. Localmente ne esiste anche una varietà del tutto nera. Come molti suoi simili, per proteggere le uova costruisce con la seta una o più sfere di colore rosaceo un po’ più grandi del suo corpo. Sullo sviluppo dei nascituri esistono ancora incertezze. Secondo la tesi più ardita ricaverebbero dalla luce del sole le energie necessarie alla loro crescita.
Abbandonati i pregiudizi, si può tranquillamente affermare che lo studio dei Ragni, insieme a quello degli Insetti, sia quanto di più affascinante esista in Biologia; un territorio scientifico poco esplorato, pieno di misteri insoluti e di curiosità. Pochi sanno, ad esempio, che da più di duecento anni si confezionano indumenti con la pregiatissima seta dei ragni. Attraverso spolette di vario tipo, con l'ausilio di alcuni grossi esemplari, si sono ottenute per esperimento magliette e calze eccezionalmente robuste e calde, ma leggerissime. Di questa seta un filo lungo come la circonferenza terrestre potrebbe pesare meno di due chili. Anche sforzandoci di adottare il massimo rigore scientifico, la materia di cui trattiamo appartiene a un mondo così distante da noi, da sembrare prodotto di pura fantasia. Inoltrandoci nel discorso aumenta il timore di non essere presi sul serio. Ad esempio: l'aspetto sensoriale dei ragni... Gli esseri viventi si sono divisi spontaneamente i vari ambienti, motivo per cui hanno dovuto evolvere diversamente gli organi di senso. Tutti sappiamo che il cane, ad esempio, ha un odorato ineguagliabile, il gatto un udito così selettivo da riconoscere un suono in mezzo a mille altri, il falco una vista incredibilmente acuta, e così via. La realtà ci raggiunge esclusivamente attraverso i sensi e la predominanza di uno di essi rende molto diverso il tipo di sensibilità. Un cieco dalla nascita potrà ricordare un oggetto, dopo averlo toccato, non certo in termini di colore e di luminosità, ma all'interno di una sensazione esclusivamente tattile, sensazione sviluppata a tal punto da essere molto lontana dal nostro semplice "toccare"… Immaginate allora una creatura che da millenni abbia affidato quasi esclusivamente al tatto la percezione della realtà, un essere che viva la sua vita sospeso tra la terra e il cielo, ricavando tutte le informazioni da un filo oscillante… Se un ragno fosse in grado di descrivere qualcosa del suo mondo, ci parlerebbe di vibrazioni di qualità più o meno buona, non di volumi o di colori, ma di inclinazioni della sua tela, parametri sui quali egli valuta l'entità delle prede. Considerando che, nella maggior parte dei casi, i ragni hanno otto occhi ci si stupisce che la sua vista non sia delle migliori, tanto più che le diverse configurazioni oculari farebbero pensare a straordinari apparati.
Gli studiosi sfruttano questa differenziazione per dividere gli Araneidi in una ventina di Gruppi, a seconda delle grandezze e posizioni degli occhi. Abbiamo ad esempio il Gruppo degli SCYTODES che possiede sei occhi piccolissimi, tutti uguali, disposti a due a due in semicerchio, mentre i SALTICIDI, a partire dalla sommità del capo, fin sul davanti, hanno da entrambi i lati quattro occhi a grandezza scalare. Approfondendo ulteriormente il corpo dei ragni, si scoprono particolari curiosi. Ad esempio, la posizione dei polmoni. Il loro torace, saldato alla testa (cefalotorace), essendo la parte pi— rigida del corpo, non potrebbe contenerli. Gli apparati respiratori si trovano infatti nella parte più alta dell'addome. Tra l'altro quella è una zona veramente particolareà Proprio lì, tra un polmone e l'altro, esiste una cavità uguale per entrambi i sessi. Inizialmente, anche se si inutuiva che fosse quello l'orifizio genitale, non si capiva bene come potesse avvenire l'accoppiamento. Il microscopio ha svelato l'insolito metodo, ma lo stupore è rimasto intatto. Il maschio possiede un organo in ciascuna chela, un piccolo stilo vuoto, senza collegamenti ghiandolari né vasi per il trasporto del liquido seminale. È quindi costretto ad estrarre manualmente una goccia dalla propria cavità, per introdurla nell'orifizio femminile.Se durante la prossima passeggiata vi capitasse di imbattervi in quei grossi ragni, un po’ rossicci, che tanta gente schiaccia con un brivido di paura, fermatevi un attimo e sforzatevi di osservarli, senza distruggerne la tela. Sappiate che le croci disegnate sul loro addome non sono segno di pericolosità, ma di superstizione. Oltre agli Araneus diadematus (questo è il loro nome) più primaverili, in estate è abbastanza comune l'Argiope bruennichi, molto appariscente, dalle strisce bianco-gialle, la cui tela è riconoscibile dal caratteristico rinforzo, cucito a zig zag. Su ogni singola Specie ci sarebbe da aprire un capitolo a parte: metodi di caccia, produzione della seta, sacche ovigere, ecc. Le meraviglie sono innumerevoli, esigono un piccolo sforzo e vanno apprezzate con i propri occhi, oltre i confini limitati di un breve articolo.

Giancarlo Castello Gruppo Studio e Ricerca "Uomo in erba"