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ZECCHE NELLE SCUOLE:
UN GIALLO SENZA ASSASSINO.


A seguito di certe segnalazioni sulla comparsa di fantomatiche zecche nelle scuole di alcune Provincie, ci siamo trovati immersi in un autentico enigma. In base alle conoscenze in materia, i sospetti ci hanno tolto il sonno quando ci sono state conferme da molte parti d'Italia... Ci si poteva limitare a denigrare l'eventuale scarsa pulizia degli edifici scolastici, tuttavia qualcosa non quadrava. Intanto, perché solo nelle scuole e non in quelle sedi che presentino le stesse caratteristiche? In un'aula i parassiti bisogna che qualcuno ce li porti, in questo caso diversi cani, non una serie di bambini sfortunati... Alla luce di tali considerazioni emerse un altro indizio. Il fenomeno si era sviluppato quasi di colpo, circa nello stesso periodo, e ciò era assurdo poiché le zecche sono presenti tutto l'anno! Scherzando ipotizzammo la nascita di una nuova forma di sabotaggio biologico... Prima di rivelare la soluzione del mistero è bene fornire qualche informazione. Le zecche sono Acari e si nutrono di sangue, ma solo tre volte nella loro vita, una per ogni stadio. Avvertono l'avvicinarsi della vittima con uno speciale organo rivelatore, vi si aggrappano, arpionando poi la pelle nel punto più adatto senza provocare dolore, fino a gonfiarsi di sangue. A questo punto, per evitare gravi infezioni, è inopportuno rimuoverle violentemente. Si staccheranno da sole soffocandole con uno strato di vaselina, cui si potrà sovrapporre un bel cerotto, da asportare dopo qualche ora. La soluzione ruotava attorno a tre sole specie. Scartammo subito la zecca dei cani (Ixodes ricinus), responsabile della menigo-encefalite e dell'atrite infiammatoria (malattia di Lyme), che é abbastanza lenta e predilige i luoghi più umidi, specialmente l'erba. La famigerata zecca molle dei colombi (Argas reflexus) generava invece qualche preoccupazione. La sua saliva è fortemente allergizzante e, solo in individui predisposti, può dare luogo ad un mortale shock anafilattico. La sindrome letale può scatenarsi solo in soggetti sensibilizzati da un morso già ricevuto. In ogni caso può sortire lo stesso effetto una puntura di vespa, creatura molto comune e aggressiva. A Venezia, tra le fessure dei mosaici di piazza S.Marco, se ne annidano quantità incredibili, ma non sembra ne derivi un danno in proporzione. Restava infine la zecca dei cani e dei gatti (Rhipicephalus sanguineus). Essa si adattava perfettamente agli elementi del mistero. La specie è in grado di muoversi molto rapidamente e, non avendo bisogno d’umidità, vive benissimo nei magazzini e nelle autorimesse, dove via sia un passaggio anche occasionale d’animali. E’ curioso, ma la zecca può sopravvivere anche una decina d'anni, nell’attesa di un pasto. In questa fase è sottile come un foglio di carta e può installarsi in fessure infinitesimali. Una relazione redatta nel 198O rilevò che, nelle assi perfettamente pulite di una cuccia smontata per l'occasione, si nascondevano almeno 1OOO esemplari.Difficile dimenticare un particolare del genere. Era l'indizio più significativo. Inoltre, le statistiche parlavano di un aumento di febbre bottonosa (o petecchiale) nella Riviera, pericolosa sindrome dovuta al germe Rickettsia conovi, presente nella zecca in questione e trasmessa alla prole per via transovarica. Gli esemplari trovati addosso agli studenti appartenevano quasi sicuramente a quest'ultima specie. La sua attività è prettamente notturna: essa sorprende le vittime specialmente nel sonno, quando un animale domestico trova ricovero in un luogo adatto. Di giorno si aggrappa soltanto all'ospite per raggiungere con lui un nuovo sito. Ci si continua a chiedere: ma chi ha portato le zecche nelle scuole italiane..? La spiegazione è una sola ed è collegata ad un tipo di struttura di legno che permanga lungamente nei magazzini, una sorta d’allevamento trasportabile, ricovero ideale per centinaia di parassiti. Basta pensare alle cabine elettorali per trovare finalmente la causa del nostro mistero. E' il delitto perfetto: anche se fosse fatta una disinfestazione tra i banchi e le lavagne, chi penserebbe a distruggere la madre di tutte le zecche? Speriamo che qualcuno se ne convinca. Basterà ripulire, prima di ogni votazione, le strutture in legno. All’interno delle cabine elettorali, dato il troppo breve tempo di permanenza, non c’è comunque da temere un’aggressione.

Giancarlo Castello Gruppo Studio e Ricerca "Uomo in erba"